Mario Macchitella: “PD dalla notte all’alba”

Ci sono momenti in cui, anche chi, come me, è da tempo lontano dalla politica attiva, ma non ha mai smesso di seguirla con passione ed attenzione, sente di non poter più tollerare in silenzio quanto vede accadere.

E in questi giorni se ne sono susseguiti molti: tra tutti, non riesco a scrollarmi di dosso l’incredula vergogna provata nell’aver visto il capogruppo Zanda affermare che la base del PD non avrebbe digerito… attenzione… non la proposta, bensì l’affondamento parlamentare di Marini. Questo signore, che o è in grave malafede o vive in universo parallelo, e delle cui facoltà mentali fortemente dubito, è lo ripeto ancora una volta, il nostro capogruppo al Senato.

Allo stesso modo mi fa profonda specie aver letto che il ben più giovane segretario della Lombardia, Martina, abbia addossato la responsabilità di quanto avvenuto in occasione delle mancate prime elezioni del capo del Capo dello Stato a uno scadimento qualitativo dei nostri parlamentari dovuto alle primarie, che avrebbero a suo dire catapultato in parlamento gente poco avvezza alla, rabbividisco nello scriverlo, “disciplina di partito”.

Per non parlare di un certo signor Fioroni che vorrebbe mettere una risorsa come Civati fuori dal partito, reo di pensarla come gran parte dei militanti, in nome di un’autorità arrogante che evidentemente gli è stata concessa in passato e che spero realizzi rapidamente e dolorosamente di avere perso per sempre.

L’elenco potrebbe continuare, ad esempio chiamando in casa la quasi tenera e disarmante ottusità di un Fassina, ma occorre qui andare diretti al punto. E il punto è l’ormai ex segretario Bersani.

Come ha potuto credere di potere impunemente, supportato da una ristretta cerchia di mediocri e “forte” di un vago mandato ottenuto in direzione nazionale, trattare direttamente con Berlusconi la candidatura di Marini e chiudere l’accordo senza alcuna verifica con i nostri dirigenti? E in particolare, con un certo Matteo Renzi che gode del 58% di apprezzamento nel Paese?

Ho partecipato alla lunga notte del web che ha subissato di messaggi attraverso ogni canale possibile i nostri rappresentanti in parlamento affinché affondassero questo patto scellerato, e credo che sia stata ottenuta, da loro e da tutti noi che li abbiamo supportati, una grande vittoria.

Allo stesso modo, e qui mi spiace dover dare ragione a D’Alema, che pure un tempo era il mio riferimento politico, come ha potuto Bersani credere che la candidatura più autorevole che avevamo, ovvero quella di Romano Prodi, l’unico, lo ricordo, in grado di battere Berlusconi due volte, potesse essere annunciata per acclamazione, senza confronto, senza dibattito, direttamente ai grandi elettori (che non sono un soggetto politico), senza preparazione alcuna insomma?

E per quale motivo, sempre Bersani, non ha ritenuto di spendere neanche una parola sui nomi di Rodotà e, perchè no, di Emma Bonino, una donna ai vertici di gradimento nel paese reale?

E con chi si è confrontato Bersani prima di correre da Napolitano a invocarne la rielezione, condizionata com’è al raggiungimento di un’intesa di governo con Berlusconi?

La domanda aperta che pongo, tra l’altro da tesserato del PD che ha votato  proprio per Bersani alle ultime primarie è: come ha fatto il nostro partito, di cui conosco e apprezzo tanti dirigenti intermedi, a produrre una dirigenza apicale così scadente, inetta, lontana dalla realtà e arroccata nelle proprie posizioni di potere?

Io non voglio che il PD diventi terra di conquista per avventurieri della politica. Ho letto e apprezzato il documento di Barca, ma sappia Barca che si entra in un partito innanzitutto per dare un contributo, e non per diventarne il segretario in due mesi.

Io spero che il PD resti unito, certo depurato il più possibile dalle scorie che sono eredità di quel primo, discutibile congresso che lo fondò, e che sappia valorizzare le risorse interne che ci sono, tra i giovani ma anche tra i più esperti, e sono eccellenti, lo testimonia il clamoroso successo di Debora Serracchiani.

Infine, un pensiero per Renzi: mi spiace non mi abbia messo nelle condizioni politiche di votarlo alle primarie, perché ha la stoffa del leader e non ci avrebbe condotto a questa pena. Lo vorrei più sensibile ai temi della laicità e dei diritti e meno vicino, nel merito e nel metodo, a gente come Giorgio Gori, ma ora questo conta poco.

Se ha la ricetta per un PD moderno e vincente, e unito, la tiri fuori senza attese e calcoli strategiche, non lo ringrazierò solo io, non solo il mio partito, ma il mio Paese.