l’on. Elisabetta Rampi interviene sulla riforma del mercato del lavoro

Elisabetta RAMPI (PD) ricorda, innanzitutto,come nella sola giornata di ieri vi siano state cinque vittime sul lavoro, ciò che testimonia ancora la lunga strada da fare per garantire la sicurezza dei lavoratori.

Esprime, quindi, amarezza per i dati contenuti nel documento dell’INPS, reso pubblico ieri, da cui si evince che i cosiddetti « esodati » sono ben 390.200, ivi compresi i 65 mila per cui è previsto l’intervento da parte del Governo. Al riguardo, ritiene indispensabile che il Ministro competente venga al più presto a riferire in Parlamento, dovendosi trovare con rapidità le modalità per attuare i diritti di questi lavoratori e individuare le opportune risposte.

Con riguardo al provvedimento in esame, rileva anzitutto come l’ascolto da parte del Governo delle parti sociali non si sia spesso tradotto in norme pienamente condivise. Ritiene che il testo del provvedimento, così come modificato dal Senato, sia frutto di un equilibrio e di un compromesso politico che si è raggiunto in quella sede, migliorando in più parti il testo originario, anche se non era sicuramente la disposizione recata dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori a costituire un freno alla competitività delle imprese italiane nel mercato globale. Ricorda, poi, come i salari italiani siano trai più bassi in Europa e come invece vada valorizzato in concreto il modello dell’apprendistato.

Stigmatizza la numerosità delle forme contrattuali in materia di lavoro, ritenendo che si sia ancora molto lontani dagli obiettivi assegnati dal programma di Europa 2020. Esprime, quindi, preoccupazione per l’aumento del costo del lavoro dei collaboratori a progetto e di coloro che sono retribuiti mediante fatturazione su partita IVA. Osserva, poi, come la stessa riforma delle pensioni, approvata sull’onda dell’emergenza per la salvaguardia dei conti pubblici, sia suscettibile di produrre seri guasti sociali, provocando un grave problema di tenuta sociale complessiva. Ritiene, quindi, che occorra favorire il ricollocamento di coloro che hanno perso il posto di lavoro in maniera concreta, evitando corsi di formazione generici che non mettano a frutto la loro professionalità, consentendo loro piuttosto di reimpiegarla efficacemente sul mercato.

Con riguardo, infine, alla riforma degli ammortizzatori sociali, la giudica non pienamente convincente, anche se ritiene importante il punto di equilibrio che si è raggiunto al Senato, occorrendo ora guardare avanti, per superare le numerose criticità.