Franco Fornara – Un uomo vero, autentico e appassionato

Ho partecipato giovedì a Pettenasco, rappresentando la Provincia di Novara, ai funerali dell’amico Franco Fornara con il quale ho condiviso tanti anni di militanza politica prima nella Democrazia Cristiana e poi nel difficile cammino che ha trovato la conclusione nella nascita del Partito Democratico. Avendone parlato con il Segretario provinciale, impossibilitato ad essere presente, mi sono dunque sentito onorato, nella triste circostanza, di rappresentare anche il Partito Democratico della nostra provincia e di quanti, oltre ai tanti amici presenti, hanno condiviso con Franco i valori della passione civile, della solidarietà, dell’impegno politico ed amministrativo.

Al termine della cerimonia è stata tenuta da Angelo Barbaglia, sindaco di Cureggio, uno dei suoi amici più stretti, una bella e commovente commemorazione di Franco che ritengo possa bene integrare sentimenti e pensieri che, anche sul sito del nostro Partito, già sono stati espressi.

Giuseppe Cremona –

 

Quando Enrica mi ha chiesto di ricordare Franco quest’oggi, ho accolto questa proposta come un grande regalo, ma certo anche con qualche timore.

Tutti noi lo abbiamo conosciuto, lo abbiamo frequentato, non c’è sicuramente bisogno delle mie parole per aggiungere qualcosa a quanto c’è nel cuore di ognuno di noi in questo momento. Eppure di fronte ad un’esperienza umana come la sua sentiamo che ci fa bene soffermarci ancora un momento qui, tutti assieme; molti di noi non si conoscono, ma in questo momento tutti sappiamo di essere qui uniti dal soffrire insieme per la sua perdita e al tempo stesso dal desiderio di ringraziare insieme il Signore per averlo conosciuto.

Proprio per non sprecare questo momento con parole di circostanza, che non avrebbe gradite di sicuro, inviterei ognuno di voi, un po’ come in un esercizio di memoria collettiva, ad andare con la memoria ad un vostro personale ricordo di Franco….., ebbene sono certo in questo momento davanti a voi avete un uomo non perfetto, con il suo carattere e le sue contraddizioni, ma sicuramente, a qualunque cosa abbiate pensato, davanti a voi avete un uomo vero, autentico e appassionato.

A mio avviso questi sono i due aggettivi che lo descrivono meglio: si può aver condiviso con lui un tratto più o meno lungo di cammino, si può aver condiviso o meno le sue scelte, ma tutti sappiamo che in ogni momento Franco ha seguito la propria coscienza, ha fatto quello che in quel momento riteneva giusto alla luce dei valori in cui credeva, anche a costo di non essere talvolta capito nella sua comunità, nel suo partito o nella sua chiesa. Di fronte al suo sguardo bonario e severo al tempo stesso, era evidente che non ci fosse spazio per alcuna doppiezza, per alcun calcolo che non fosse orientato a quello che riteneva essere il bene comune; anche se questo ha voluto dire rinunciare a delle opportunità.

Quindi un uomo autentico e rigoroso, ma anche un uomo appassionato, dai mille interessi, uno prima di tutti … il Toro, ma poi la storia locale, la chiesa del concilio, il ciclismo, la filatelia.  Non crediate che abbia dimenticato la politica, ma questa per Franco non è stata solo una passione, la politica è stata la sua vocazione; Franco è stato un laico cristiano, abituato a pensare politicamente per costruire la città dell’uomo a misura dell’uomo, come invitava a fare il suo amato Lazzati. Quante volte lo abbiamo sentito citare il passo dell’Octuagesima adveniens dicendoci che “la politica è il modo più esigente di esercitare la carità”? In realtà Paolo VI nell’enciclica definiva la politica “uno dei modi più esigenti di esercitare la carità”, all’inizio pensavo si sbagliasse, poi mi sono convinto che per lui invece fosse davvero così, per lui la politica, intesa come servizio al bene comune attraverso le istituzioni, rappresentava davvero il modo più alto di realizzare la propria avventura umana di cattolico democratico. Questo c’era al fondo del suo amore per questo territorio, per le vicende politiche locali e nazionali, per il suo partito la Democrazia Cristiana prima fino al Partito Democratico oggi, questo c’è stato al fondo del suo impegno amministrativo come sindaco di Pettenasco e come presidente della provincia di Novara; e possiamo dire che questo era anche al fondo della sua sofferenza per non aver avuto l’opportunità di servire il proprio paese in Parlamento, dove pure è stato candidato e dove siamo certi che avrebbe saputo portare un contributo importante.

Per tutto questo Franco è stato, per tanti di noi, un maestro, da lui abbiamo imparato che un’altra politica è possibile, una politica che, come diceva Zaccagnini, “è strumento che si nobilita in relazione al fine che si vuole raggiungere”. E il fine deve essere alto, collocato tra i valori, che Franco definiva “pre-politici”, della solidarietà, dell’amore per il territorio, del rispetto per le istituzioni. Valori che sono stati al centro di tante sue iniziative, alcune organizzate insieme, come i “lunedì culturali del partito popolare”.

Ma non si parlava solo di politica, con lui abbiamo sognato anche che una chiesa accogliente e misericordiosa è possibile e insieme abbiamo gioito per il dono che il Signore ci ha fatto di Papa Francesco; non a caso l’ultimo regalo ricevuto dalle sue mani solo 20 giorni fa, in occasione della celebrazione del suo cinquantesimo di matrimonio, è stata l’enciclica Laudato Sì.

In quell’occasione lo abbiamo salutato, sapendo senza volerci credere, in quel momento, lo abbiamo visto contento, circondato dalla sua grande famiglia con Francesca, Chiara, Matteo, che stringiamo tutti assieme in un gande abbraccio.

Quel pomeriggio nell’incanto del Santuario della Bocciola abbiamo capito che le cose di prima stavano passando, ma sapevamo che ad accompagnarlo, ancora una volta come sempre, con intelligenza e con discrezione, ci sarebbe stata Enrica, che ha condiviso tutto e che ringraziamo facendoci tutti assieme voce di Franco che non ha più voce: Grazie Enrica.

(Angelo Barbaglia)