F-35: un salto nel buio da 12 miliardi di euro

Nessuna garanzia su velivoli e ricadute per il territorio,meglio usare le risorse per l’occupazione e per sbloccare il patto di stabilità

 «Un caccia da 80 milioni di euro non dovrebbe rischiare di esplodere se colpito da un fulmine». Parole di Arturo Boccara, al termine della visita di questa mattina, martedì 12 febbraio, all’aeroporto militare di Cameri. Il consigliere democratico, ringraziando per la disponibilità l’Aeronautica militare e Alenia, riflette sull’opportunità di investire almeno 12miliardi di euro in una commessa militare dagli esiti quantomeno dubbi. «Volendo tralasciare le questioni etiche, comunque significative – aggiunge – il problema è chiaro: alla Lockheed Martin lavorano dal 1996 ad un progetto che ancora non ha dato alcun risultato, semmai ha rivelato debolezze e problemi ad ogni test di volo. Considerato il contesto economico sociale in cui ci troviamo, mi sembra un’operazione quantomeno azzardata». Un oneroso salto nel buio per il Paese e per il territorio, che non convince neppure la capogruppo Valeria Galli: «Negli ultimi anni – chiarisce – è stata presentata una realtà distorta: ricadute occupazionali trascurabili sul territorio, altro che 10mila posti di lavoro, e nessuna traccia di vantaggi per l’indotto». Argomentazioni che impongono una scelta di responsabilità nei confronti dei cittadini. «Oggi come oggi – sintetizza il consigliere democratico Emiliano Marino – un passo indietro sembra doveroso, a maggior ragione dopo aver appreso che l’impianto di Cameri potrebbe essere trasformato in un centro di manutenzione europeo al termine della produzione degli F-35. Ridurre l’impegno di spesa consentirebbe di sbloccare il patto di stabilità, permettendo alle amministrazioni locali di rilanciare la propria azione e creare da subito posti di lavoro». Una decisione che accomuna molti Paesi partner del progetto (Canada, Olanda, Australia, Norvegia, Danimarca e Turchia) che hanno scelto di annullare i propri ordini o ridurne la consistenza, come del resto ha già fatto anche l’Italia  passando da 120 a 90 velivoli.  «La palla – aggiunge Marino – passa al nuovo Governo. Faremo sentire la nostra voce attraverso le rappresentanti del territorio alla Camera ed al Senato. Comprendo le argomentazioni esposte durante la visita nell’impianto, ma le priorità del Paese sono ben altre».