La battaglia per i diritti non conosce vacanza

Abbiamo dimostrato che c’è una sinistra di governo al servizio del Paese”. Queste le parole, nel discorso di fine anno, del Presidente del ConsiglioPaolo Gentiloni. In coerenza con la mia esperienza amministrativa, il sentimento a servizio del Paese, in rappresentanza del mio territorio, è stato il timone per tutti questi cinque anni di lavoro intenso e appassionato. La mia prima esperienza da parlamentare è stata impostata per dare voce a chi non ne aveva con specifiche misure normative. Una risposta al bisogno di comunità che passa necessariamente dalla solidarietà e dalla valorizzazione delle differenze, dell’istruzione e del nostro patrimonio, materiale e immateriale, di cui l’Italia ha un vero primato. Concetti sviluppati largamente nel corso della mia attività di capogruppo Pd in Settima Commissione, mentre l’assiduo lavoro di indagine, monitoraggio e divulgazione in Commissione Diritti Umani ha portato all’importante traguardo di promuovere una legge a tutela dei minori sul web, dedicata a Carolina.

Una legge che ha rappresentato l’apice del mio impegno sul fronte dei diritti umani. Fondamentali, più in generale, le conquiste in termini di progresso sociale, delle unioni civili, dei minori stranieri non accompagnati e del testamento biologico. Indispensabile il sostegno alle famiglie e ai soggetti fragili con la legge “dopo di noi”, il riconoscimento del care giver e il fondo straordinario a favore dei ragazzi diciottenni fuori famiglia. Di indubbia rilevanza le norme contro il caporalato e quella sul reato di tortura. Dalla ratifica della convenzione di Istanbul al sostegno alle vittime di femminicidi è stato messo al centro il tema della violenza di genere.
Tra le tante battaglie sui diritti che hanno contraddistinto questa legislatura, dalla maggioranza appesa a un filo proprio in Senato, resta però una sconfitta difficile da mandare giù. A maggior ragione dopo le tante manifestazioni e iniziative politiche e di cittadinanza attiva per approvare sul filo di lana la legge sullo ius soli. Non è bastata la mobilitazione della scuola con i tanti meritevoli colleghi che hanno lanciato lo sciopero della fame. Nella forma di sciopero a staffetta in ottobre abbiamo lanciato in Senato la campagna “Non è mai troppo tardi”, cui hanno aderito tanti parlamentari e personalità della società civile. La dimostrazione si è intensificata nella settimana precedente al Natale per ottenere la discussione del provvedimento  più volte invocata dal Presidente Luigi Manconi. La mancanza di numero legale nell’ultima seduta utile per l’approvazione della norma ha avuto il sapore della beffa per chi, come me, era seduto al proprio banco per tagliare un traguardo di civiltà, capace di garantire speranza e integrazione.

Con il sopraggiunto scioglimento delle Camere, non cessa il mio impegno da politica, e neppure da parlamentare. Fino al voto del 4 marzo prossimo seguiterò il mio cammino con la medesima coerenza. In tema di diritti, il 28 dicembre ho presentato con il Presidente Manconi e la Senatrice a vita, Elena Cattaneo, un’interrogazione sul caso Ahmadreza Djalali. La conferma della condanna a morte del medico ricercatore iraniano, Docente per diversi anni al dipartimento di medicina dei disastri nell’Università del Piemonte Orientale, ci ha spinto a chiedere a gran voce al Governo, in particolare al ministero competente, di promuovere ogni iniziativa possibile per impedire l’esecuzione capitale. Una battaglia condotta a vari livelli con i colleghi medici novaresi e gli attivisti di Amnesty International da oltre un anno senza sosta. Perché  la battaglia per i diritti non conosce vacanza.

Elena Ferrara