ASILI NIDO: SEI PUNTI PER FARE CHIAREZZA

1. Comprensione per il disagio e per il disappunto delle famiglie, che frequentano i nostri asili nido. Ci sembra importante, ancora una volta, spiegare e dare il giusto spazio alle ragioni dell’amministrazione, che ha compiuto in sede di bilancio di previsione determinate scelte. Questo adeguamento tariffario non è stato fatto con leggerezza; anzi abbiamo cercato di evitarlo fino all’ultimo. La necessità di garantire l’equilibrio del bilancio 2013, in un contesto di pesanti incertezze soprattutto sul lato delle entrate, ci ha posto di fronte alla necessità di compiere scelte precise: o un drastico contenimento della spesa corrente o un intervento che aumentasse le tariffe necessarie per la copertura dei costi dei servizi.
2. L’amministrazione ha operato un significativo contenimento della spesa su alcune voci (penso al taglio del verde), su altre risultava impraticabile, vista la loro consistenza oggettiva; per non parlare di quelle voci (personale e contratti in essere) che di fatto non si possono toccare, pena il blocco dell’attività della macchina comunale. Allora si è posto il problema se intervenire o meno con un significativo taglio sui servizi sociali. Di fatto questo capitolo è uno di quelli su cui la spesa corrente è più alta e quindi è quello su cui, in via teorica, si poteva ottenere di più in termini di risparmi. La scelta dell’amministrazione è stata quella di non operare tagli sui servizi alla persona e quindi di mantenere, pur in condizioni molto difficili, il livello attuale dei servizi. Il totale della spesa stanziata per i servizi alla persona nel 2013 è di 20.350.860,00 euro; nel 2012 la spesa è stata di 19.625.302,00. Se escludiamo il personale, la spesa stanziata per i servizi nel 2013 è di 13.929.420; nel 2012 la spesa è stata di 13.138.265,00. Sono i dati che ci dicono che non solo non abbiamo tagliato sui servizi alla persona, ma abbiamo aumentato la spesa. Vorrei precisare che queste risorse non servono a mantenere spese effimere, ma i livelli essenziali di quei servizi destinati alle persone più fragili.
3. Nell’ambito della spesa per i servizi sociali, sono due le voci che hanno un peso maggiore. In primo luogo la spesa per l’inserimento dei minori in comunità: sono quasi tre milioni di euro. Su questo punto siamo riusciti a operare un certo contenimento (la previsione iniziale era di 3.600.000 euro) perché si è ridotto il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati trovati sul nostro territorio. In secondo luogo la spesa per gli asili nido. Per il 2013 lo stanziamento previsto è di 5.598.010,00 euro a cui si devono aggiungere 568.610,00 per i posti convenzionati con strutture private accreditate. Nel 2012 la spesa è stata di 5.425.720,00, a cui vanno aggiunti 413.856,00 per i posti in convenzione. Anche qui i dati confermano che la volontà dell’amministrazione è stata quella di mantenere i livelli del servizio pubblico per la prima infanzia. Se poi aggiungiamo che l’amministrazione ha deciso di assumere quattro nuove educatrici di asili nido a tempo determinato per sostituire maternità e inidoneità e per poter garantire la massima capienza possibile nei nidi comunali, comprendiamo che affermare, come qualcuno ha fatto, che l’intenzione vera dell’amministrazione è quella di privatizzare ed esternalizzare il servizio, è del tutto smentito dalla oggettività dei dati.
4. C’è un altro dato che bisogna considerare: il costo di gestione dei nidi comunali è aumentato nel corso degli anni, a fronte di tariffe di compartecipazione che sono rimaste sostanzialmente ferme. Ad oggi ogni bambino, inserito nel nido comunale, costa 9.924,48 euro; la tariffa massima attuale copre circa la metà. Allora la questione di fondo, che occorre responsabilmente porsi, è questa: come è possibile garantire il livello di questo servizio e la sua sostenibilità economica, dentro un quadro di bilancio che, sul versante della spesa corrente (da non confondere con la spesa per investimenti), oggettivamente non lasciava molti margini di manovra? Certo: noi avremmo potuto diminuire sensibilmente la spesa su questo servizio, avremmo potuto non assumere nuove educatrici e chiudere una struttura di asilo nido. Cioè avremmo potuto incamminarci sulla strada del progressivo smantellamento del servizio pubblico alla prima infanzia. Ma noi abbiamo fatto una scelta radicalmente diversa.
5. Per questa ragione abbiamo dovuto operare sulle entrate e quindi scegliere la strada di un adeguamento delle tariffe, che comporta (non lo neghiamo) un sensibile aumento. Lo abbiamo fatto, cercando di introdurre un meccanismo di calcolo progressivo che porta, per la maggioranza dell’utenza, una tariffa personalizzata costruita sull’ISEE effettivo di ciascun nucleo familiare. Per questa ampia fascia l’aumento è in media di 20 euro circa. Sulla tariffa minima si è passati da 90,38 a 115, attraverso un mero adeguamento ISTAT, per chi ha un ISEE fino a 7500 euro. Sulla tariffa massima, che riguarda chi ha un ISEE pari o superiore a 25.000 euro, si realizza l’aumento più consistente: da 413 a 500 euro. Anche se bisogna dire che, se avessimo applicato il mero adeguamento ISTAT, la tariffa sarebbe stata maggiore.
6. Da punto di vista complessivo ci rendiamo conto che il sistema dei servizi alla prima infanzia, dopo quarant’anni di vita nella nostra città, hanno bisogno di un lavoro competente ed efficace di rivisitazione. Non nel senso dello smantellamento del servizio pubblico, ma nella direzione di una sua maggiore appropriatezza in relazione alle mutate esigenze delle famiglie e ad un contesto sociale molto più frammentato rispetto solo a pochi anni fa. In particolare abbiamo bisogno di superare l’eccessiva rigidità organizzativa del servizio e puntare verso una maggiore flessibilità e differenziazione. Questo è l’obiettivo che ci prefiggiamo per il 2014 e non escludiamo che questa operazione possa avere anche un beneficio dal punto di vista della sostenibilità economica.